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Kyenge, il marito si candida con la Lega: “Salvini non è disumano”

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È una scelta destinata a far discutere quella di Domenico Grispino, marito dell’eurodeputata del Partito democratico Cécile Kyenge. L’uomo ha annunciato ai microfoni de La Zanzara su Radio 24 la sua candidatura nelle file della Lega. “Ho firmato per Salvini ai banchetti della Lega, entrerò in lista alle comunali di Castelfranco Emilia, sono persone perbene quelli della Lega”, ha spiegato. “Ci sono le elezioni comunali – ha sottolineato – e metto a disposizione della Lega quello che so, le mie competenze”. Alla domanda se abbia firmato contro il processo al ministro dell’Interno sul caso Diciotti, ha risposto: “Sì, finirà nel nulla, se uno prende una linea poi non può cambiare, è evidente che Salvini lo fa per svegliare l’Europa. Sta facendo bene”. Kyenge, in una nota, ha replicato: “Ribadisco e tutelo la sua libertà di candidarsi con chi desidera. Non c’è nessuna novità, salvo il fatto che si stia finalmente avvicinando la data dell’udienza davanti al giudice per la fine del nostro matrimonio; udienza da me richiesta ormai mesi addietro”.

Grispino: “Salvini non è disumano”

“Mia moglie? Io penso per me, ognuno pensa per sé, con mia moglie non parlo mai di queste cose”, ha commentato Grispino. “Sono a favore dello slogan ‘aiutiamoli a casa loro’ – ha aggiunto il marito dell’ex ministro per l’Integrazione del governo Letta – e bisogna creare dei punti strategici in Africa di attrazione delle persone. Ma mica con cattiveria. Salvini non è disumano, penso che sia una macchina da guerra per avere consensi. Poi ci sono altri personaggi a cui sono più vicino, come Giorgetti. Alle Europee non voterò Pd, per il partito di mia moglie. Le persone che ho conosciuto a Castelfranco sono molto in sintonia con me e tutt’altro che aggressive”, ha concluso.

Kyenge: “Matrimonio finito”

“Comprendo lo sgomento di tutti, compreso quello dei militanti della stessa Lega”, scrive invece l’eurodeputata. Con la fine del matrimonio, ha sottolineato, “ho cercato da tempo di mettere un punto finale all’episodica ed indecorosa esibizione delle questioni familiari, e posso capire le fibrillazioni della vigilia dell’udienza stessa”.

La condanna di Calderoli per le offese a Kyenge

Kyenge è stata spesso in passato protagonista di duri scontri con esponenti della Lega. “Il razzismo la paga cara” aveva scritto il 14 gennaio scorso sul suo profilo Facebook, poco dopo la sentenza di condanna in primo grado a 18 mesi per diffamazione aggravata dall’odio razziale del senatore leghista Roberto Calderoli, che nel 2013 aveva paragonato l’allora ministro ad un “orango”.

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