Gino Strada: “Col costo di un F35 si realizzerebbero 2mila posti di terapia intensiva

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Gino Strada: “Col costo di un F35 si realizzerebbero 2mila posti di terapia intensiva

Ho sentimenti di dolore per i tantissimi morti, ma anche sentimenti quasi di rabbia. Vedo che in questo momento nel nostro Paese, dove dovremmo davvero essere tutti uniti e fare qualcosa per la nostra comunità, si ragiona sul fare commissioni per due sottomarini. Qualcosa come 2,3 miliardi di euro. Questo è un crimine sociale“. Sono le parole del fondatore di Emergency, Gino Strada, ospite di “Piazzapulita”, su La7.

“Stiamo chiudendo le fabbriche, tranne quelle, come dire, ‘non essenziali’” – continua – Ma la nostra politica ritiene che le fabbriche di armi siano essenziali, perché allo stato attuale sono tutte aperte. E vanno avanti con le commesse militari. Una follia, anzi un crimine”.

gino strada
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E aggiunge: “Il mio grazie non va solo ai medici, ma in primo luogo agli infermieri, dei quali non si parla mai. Sono un esercito, per usare un termine che a me non piace, che è sempre stato disponibile e pronto, mantenendo a galla il nostro sistema sanitario e non certo grazie alle politiche sanitarie, ma nonostante queste politiche. E i nostri medici e infermieri sono riusciti, anche in questa occasione, a fare cose straordinarie.

Non penso si tratti di eroismo, ma di un grande senso di responsabilità, cosa che, per esempio, la politica non dimostra – prosegue – A Bergamo abbiamo faticato e abbiamo fatto sforzi enormi per dotarci di letti di terapia intensiva. Soltanto con il costo di un F35 metteremmo in piedi 1500-2mila letti di terapia intensiva. 

Ma nessuno ne vuole parlare, come nessuno parla della sanità pubblica, che viene ed è stata massacrata con tagli al personale e chiusura di ospedali. E poi ci ritroviamo col fiato corto. Forse bisognerà ripensare a dove mettere le risorse e capire che sarà necessario metterle nei servizi sanitari e non nelle armi“.

Sulla mancanza dei dispositivi di protezione per il personale sanitario, Strada osserva: “Non è normale che non ci siano. Ogni ospedale dovrebbe essere munito di quello che serve proprio per le emergenze. Ma la preparazione per le emergenze non si può fare durante le emergenze. Va fatta prima. E la protezione del personale degli ospedali è la primissima cosa da fare“.

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