Approvata la direttiva sul Copyright che fa vincere il bavaglio e la censura sul web

Approvata la direttiva sul Copyright che fa vincere il bavaglio e la censura sul web

Si tratta di una notizia che sta passando inosservato e sta mettendo il bavaglio e la censura sui  contenuti degli utenti su internet. Stiamo entrando ufficialmente in uno scenario da Grande fratello di Orwell”.

Una vergogna  etichettata europa che sta per soffocare la libertà d’opinione e come dice giustamente Adinolfi  del Movimento 5 stelle : Una pagina nera per la democrazia e la libertà dei cittadini. Con la scusa della riforma del copyright, il Parlamento europeo ha di fatto legalizzato la censura preventiva. Il testo approvato oggi dall’aula di Strasburgo contiene l’odiosa link tax e filtri ai contenuti pubblicati dagli utenti.

È vergognoso! Ha vinto il partito del bavaglio» dichiara l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Isabella Adinolfi. «Purtroppo sono stati respinti tutti gli emendamenti di stralcio che il Movimento 5 Stelle aveva presentato. In particolare, l’articolo undici che prevede l’introduzione della cosiddetta #linktax, e il tredici che mira a introdurre una responsabilità assoluta per le piattaforme, nonché un meccanismo di filtraggio dei contenuti caricati dagli utenti», conclude.

Le modifiche apportate dal Parlamento alla proposta originaria della Commissione europea mirano a garantire che i creativi, in particolare musicisti, artisti, interpreti e sceneggiatori, nonché editori e giornalisti, siano remunerati per il loro lavoro quando questo è utilizzato da piattaforme di condivisione come YouTube o Facebook e aggregatori di notizie come Google News.

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Sono stati respinti gli emendamenti di M5S ed Efdd che proponevano l’eliminazione in toto degli articoli 11 e 13, quelli più controversi. Le proposte di modifica approvate oggi riguardano l’impiego non commerciale dei link che resta fuori dall’applicazione dell’articolo 11

Il senso della riforma sta nel conflitto sorto negli ultimi anni tra gli editori di alcune testate giornalistiche e le piattaforme social sull’utilizzo dei contenuti giornalistici: gli editori accusano i social di sfruttare economicamente contenuti che non appartengono loro.

La Morale della Favola?

La direttiva al vaglio del parlamento Ue prevede che i servizi internet, che comprendono siti, piattaforme online, forum, social network e servizi di chat, paghino un compenso agli editori per poter utilizzare i loro contenuti.

Se la direttiva ricevesse voto favorevole della maggioranza degli eurodeputati, entrerebbero in vigore regole secondo le quali un articolo pubblicato su un altro sito o su un social network, o su un aggregatore di notizie, dovrebbe essere pagato agli editori. Ma la stessa cosa dovrebbe avvenire anche per contenuti condivisi tra utenti, tramite messaggi o post. Le attività di condivisione di contenuti terzi sarebbero quindi soggette al pagamento di una somma all’editore proprietario di quel contenuto. Sulle tariffe da pagare agli editori e le modalità di pagamento la direttiva non è chiara.

 Si tratta di una direttiva contro la libertà di espressione che porterà censura e trasformerà il mercato digitale in un posto ostile per le piccole imprese europee, a solo vantaggio dei giganti del web dove saranno solo loro a decidere cosa puoi scrivere sul tuo profilo social o pubblicare sul tuo profilo. 

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Internet, nato come spazio di condivisione libero e aperto, rischia di essere imbrigliato e controllato da pochi soggetti privati, a cui non può essere demandato il compito di salvaguardare e garantire la libertà di espressione, posto che questi sono mossi solo dalla ricerca del loro profitto. Tutto ciò è inaccettabile e mi batterò con tutte le mie forze affinché ciò non accada.

Protezione del Copyright? No, hanno sbagliato nome… si chiama censura di informazione e dittatura sul web.

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