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"Scarcerazione Riina? Vi dico cosa c'è dietro". Travaglio alza il tiro su un evento che avrebbe dell'incredibile..

Marco Travaglio nel suo editoriale di oggi si chiede cosa abbia spinto la prima sezione penale della Corte di Cassazione ad emettere la sentenza che accoglie la richiesta di scarcerazione di Totò Riina avanzata dall’avvocato del boss respinta dal Tribunale di Bologna lo scorso anno.
Il direttore del Fatto Quotidiano, ma cerca di comprendere quali possano essere le conseguenze di un eventuale scarcerazione del boss dei boss.
Scrive il giornalista:

“E allora quali elementi di novità hanno spinto la Cassazione a quell’improvvisa e improvvida sentenza? Qui entriamo nel processo alle intenzioni e preferiamo evitare la dietrologia. Ma qualche altro fatto va ricordato, per comprendere le conseguenze di una scarcerazione. Il 30 gennaio, a sorpresa, Riina si dice pronto, tramite il difensore, a farsi interrogare per la prima volta in vita sua da pm, giudici e avvocati del processo Trattativa (diversamente da Brusca, Bagarella, Dell’Utri, Ciancimino, Mori, Subranni e Mancino). Poi il 9 febbraio, dopo un colloquio con i suoi legali, altra sorpresa: annunciato personalmente il dietrofront (“Sto male, ho un problema”). A che gioco gioca Riina proprio nella fase finale del processo Trattativa? Che segnale è, e a chi, quella disponibilità a parlare poi revocata 10 giorni dopo, nel processo che vede alla sbarra uomini della mafia e dello Stato? E che segnale è, e a chi, questa improvvisa e immotivata apertura dello Stato proprio e solo a lui (che non è certo l’unico malato fra gli stragisti detenuti né tantomeno fra gli ergastolani)? Dal “papello” in poi, fu proprio Riina a dirsi pronto a “giocarmi i denti” contro l’ergastolo e il 41-bis, i due formidabili incentivi al pentitismo voluti da Falcone e tradotti in legge in coppia solo dopo le stragi di Capaci e via d’Amelio. Il fatto che si trovi una scappatoia all’ergastolo e al 41-bis proprio per Riina, ad personam, sarebbe un messaggio simbolico devastante non solo per lui, ma anche per tutti gli altri mafiosi detenuti e non. Soprattutto per i Graviano e Bagarella, che custodiscono gli inconfessabili segreti delle stragi, magari nella speranza di barattare il loro silenzio con la scarcerazione. Che, se si aprono le porte del carcere per Riina, sarà non più impensabile, ma addirittura possibile. Un segnale di incoraggiamento per chi, dopo oltre 20 anni di isolamento, rischia di cedere e di parlare: resistete ancora un po’ e una soluzione per far uscire anche voi la troviamo; il silenzio è d’oro, infatti lo paghiamo a peso d’oro”.

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Redazione

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