CORRIERE, REPUBBLICA E MESSAGGERO SBUGIARDATI IN DIRETTA: ECCO LE CHAT DI LUIGI DI MAIO SU MARRA

Che Virginia Raggi abbia commesso degli errori non ci sono dubbi. Si è fidata delle persone sbagliate; non ha impedito il conflitto d’interessi di Raffaele Marra. Eccetera. La magistratura sta indagando. Vedremo. Tuttavia, fin d’ora, un giudizio su come i giornaloni stanno trattando il caso è possibile darlo anche alla luce di una certa idea di giornalismo che negli anni si è (pensavamo si fosse) imposta.
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I grandi opinionisti – Montanelli, Bocca, Biagi, Scalfari, Mieli… – hanno sempre spiegato che compito di un giornale è raccontare i fatti. “Se ho una notizia la pubblico”. Poi, certo, ci sono i commenti. E anche il lettore meno smaliziato capisce l’orientamento, il taglio critico, la posizione filo (o anti) governativa delle testate. Qualcosa tuttavia si è inceppato nel racconto dei “fatti separati dalle opinioni” o – come accadeva a Repubblica – nella “narrazione-commento” delle notizie: Scalfari: “Io non ho mai creduto alla favola del giornalismo anglosassone che separa fatti e opinioni. Noi, a Repubblica, abbiamo un punto di vista e lo esponiamo, diciamo al lettore chi siamo”. E’ la formula imposta dal fondatore. Ha avuto successo.

Il punto è che da qualche tempo in molti quotidiani – anche a Repubblica, nonostante l’enorme numero di pagine – sono scomparsi i fatti (quelli scomodi) e le opinioni sono diventate, per lo più, manipolazioni. Il caso Raggi è emblematico e dice di una trasformazione in atto nel giornalismo italiano: c’è un fronte unico – CorriereRepubblicaMessaggeroStampa … – che ha l’obiettivo (non dichiarato, ovvio) di demolire l’immagine della sindaca di Roma. Siamo al di là del classico “sbatti il mostro in prima pagina”. L’operazione è più sottile. Giorgio Bocca è stato un grande “Antitaliano” (cfr. rubrica sull’Espresso), sapeva attaccare, senza fare sconti, la Dc di Andreotti, il Psi di Craxi, il Pci di Berlinguer. Era uno spirito libero. Leggendolo sapevi di confrontarti con un’opinione (spesso scomoda), mai con la manipolazione di un fatto. Indro Montanelli fece – dell’esser Controcorrente – la sua caratteristica fondamentale; celebre l’ironia su conformismi, luoghi comuni, mode politiche. Di nuovo: leggevi un’opinione, mai la costruzione del falso. Quando tentarono d’imporgli una verità precostruita, abbandonò il Giornale. Oggi la moda del tempo è incline alla manipolazione dei fatti. Il Messaggero: “Raggi sotto assedio tratta con la Procura il patteggiamento”. Una balla. Non è solo spazzatura, cattivo giornalismo. Non è l’errore di un cronista. C’è del metodo: l’idea che la diffusione di fake news possa orientare l’opinione pubblica. Non sempre è così. Attraverso internet e i social le false notizie vengono sbugiardate in tempo reale, e l’effetto sui lettori, spesso, è opposto a quello che certi direttori si propongono. Per non averlo capito (anche solo per questo) andrebbero cacciati via dalle loro postazioni. Subito.

E’ suicida l’enorme diffusione di fake news: segnale evidente della crisi di credibilità di molte testate. Virginia Raggi ha sbagliato. E’ inesperta. Deve imparare presto – il più presto possibile – il mestiere di sindaco. Altrettanto vero è che molti quotidiani devono recuperare la capacità di raccontare i fatti. Basta manipolazioni: De Luca in Campania e Sala a Milano hanno problemi meno gravi della Raggi? Perché vengono oscurati? Che ne è del giornale come servizio pubblico? Di alcune testate si potrebbe scrivere oggi quanto disse Montanelli (per altri motivi) il 4 giugno 1981 del quotidiano di via Solferino: “Quella del Corriere non è una situazione invidiabile: il direttore in congedo per l’affare della P2, manager ed articolisti contestati per lo stesso motivo, il maggior azionista in galera, accusato di reati valutari, montagne di debiti, trasparenza della proprietà limpida come un mare in burrasca. Ci sarebbe davvero da mettersi le mani nei capelli. Se non fosse un giornale di Calvi”. Ecco. Oggi non ci sono direttori in congedo per affari loschi (per fortuna), ma i problemi sono tanti e non sempre limpidi. Ci sarebbe da preoccuparsi se l’avversione per i 5Stelle, la falsità come metodo, “la lapidazione quotidiana della Raggi”, nascessero davvero da giornali asserviti totalmente al potere politico.
ilfattoquotidiano.it
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