''Ci trattate peggio dei profughi'' E Renzi fa punire così il Militare

L'indagine dell'Esercito ha permesso di risalire al soldato che ha pubblicato le foto dei soldati che proteggevano Expo abbandonati nel fango 
In quelle immagini si vedevano i militari impegnati nella protezione dell'Esposizione universale di Milano "abbandonati" nel fango con due tende distrutte. Si parla di circa 700 militari, fra loro 250 alpini di stanza a Cividale, a Venzone e i cavalieri di Villa Opicina. "Trattati peggio dei profughi", era l'indignazione tra i militari che correva sul web.


Ebbene, quelle foto scatenarono anche polemiche politiche fortissime. Ne nacquero anche alcune interrogazioni parlamentari. Dopo un anno e una lunga inchiesta interna, l'Esercito è riuscito a risalire all'autore di quelle foto condivise poi da numerosi soldati e colleghi. Lo Stato Maggiore ha così "scovato" un Caporal Maggiore capo scelto di stanza nell'8° reggimento alpini alla caserma di Cividale.

Nei giorni scorsi la commissione disciplinare, scrive il sito Infodifesa.it, ha deciso che il militare dovrà scontare sette giorni di consegna di rigore e subire una decurtazione dallo stipendio. Secondo il generale Marcello Bellacicco, che ha condotto le indagini, quelle foto avrebbero danneggiato l'immagine della Forze Armate italiane. Come si legge nella relazione finale, il militare avrebbe mantenuto "una condotta avventata e superficiale e si è posto in contrasto con i principi etici che costituiscono i fondamenti dell’integrità militare, quali disciplina, integrità morale e spirito di corpo".

La vicenda, come detto, risale al maggio scorso. Quando la tendopoli dei militari impegnati ad Expo2015, collocata a Bellinzago Novarese, fu abbattuta da una forte bufera. Le tende crollarono, lasciando militari e effetti personali sotto l'acqua.

Dopo la decisione della commissione disciplinare, è arrivato il commento amaro dell'avvocato che ha difeso il soldato: "Prendo atto del provvedimento adottato e del fatto che nessuna sanzione è stata comminata nei confronti di chi era responsabile di quell’accampamento finito sott’acqua, si è invece punito un soldato che si ritiene abbia pubblicato foto in un gruppo chiuso su un social. Nessuno prova che lo abbia fatto effettivamente, o che quel profilo non fosse falso, fra l’altro in quel periodo il militare in questione era in convalescenza quindi non partecipava al presidio. È una persona che ha sempre operato in conformità ai doveri costituzionalmente previsti nella sua carriera militare, eppure la sua privacy è stata violata nonostante quanto ha affermato il sottosegretario alla difesa Domenico Rossi in merito a una vicenda simile finita in ambito parlamentare".
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