In Grecia sta esplodendo la rivolta (nel silenzio dei media)

Grecia in recessione: venerdì scorso ad Atene centinaia di agricoltori, arrivati da tutto il Paese hanno portato in piazza la loro voce e alcuni trattori contro la riforma che triplica i contributi previdenziali. Dopo gli scontri violenti del pomeriggio con la polizia, il clima si è rasserenato e il corteo degli agricoltori si è unito a quello contro la riforma delle pensioni e l'aumento della pressione fiscale.



I blocchi stradali degli agricoltori che protestano contro l'austerity tagliano in due la Grecia. La principale autostrada che corre dal nord al sud del Paese è percorribile solo a tratti. Impossibile raggiungere il Peloponneso dal Continente in autostrada. La rivolta continua, quindi, e si fa, anzi, più dura. Ieri gli agricoltori hanno lasciato piazza Syntagma, a sorpresa dopo gli scontri con la polizia che hanno impedito ai mezzi agricoli di raggiungere il parlamento. Stamattina li ritroviamo a presidiare l'istmo di Corinto ma vi sono molti altri blocchi in provincia e ai valichi di confine con Bulgaria, Albania e Macedonia. E già si parla di un blocco, da realizzare nelle prossime ore tutto attorno alla capitale per impedire l'arrivo di alimenti freschi, domani, nei mercati di Atene. 


Tsipras aveva lanciato ieri sera un nuovo invito al dialogo ma i rappresentanti del settore agricolo non credono che il governo abbia la volontà e forse neppure la possibilità di fare concessioni. Atene è stretta come in una morsa tra le richieste della commissione e del fondo monetario, ed una recessione che rischia di imporre nuove correzioni di bilancio. 

I giornali scrivono che il governo è in bilico e potrebbe cadere di fronte a questa nuova protesta sociale, che nasce, stavolta, dal mondo delle imprese e dei professionisti. Le piccole imprese agricole hanno ottenuto la solidarietà dei sindacati. Tra loro sfilano, più o meno riconoscibili, anche gli estremisti di Alba Dorata, ma stanno raccogliendo la solidarietà del mondo dell'impresa e delle professioni: qualche giorno fa sfilavano per le vie di Atene avvocati ed ingegneri rigorosamente in giacca e cravatta. Protestano contro l'aumento delle tasse e dei contributi, iniziano a mettere in discussione l'enorme apparato burocratico, fin qui intoccabile per ragioni politiche. Ma tutto cambia e tutto può accadere se il governo ha deciso di raddoppiare le tasse e aumentare i contributi anche per gli agricoltori, da sempre considerati intoccabili da governi di ogni colore.


Questa ondata di protesta può abbattere Tsipras? Forse, ma alternative non si vedono. Sullo sfondo uno dei timori principali è una nuova stagione di instabilità politica. L'incubo che possa tornare un nuovo lungo incerto braccio di ferro tra la Grecia e suoi creditori, con il blocco dei capitali, le banche che non operano, gli investimenti che si bloccano. Potenzialmente più letale per il governo è l'altra emergenza: quella dei migranti. Più difficile da digerire, impossibile da gestire l'altro ultimatum, da attuare entro un mese, 50 misure dettagliate imposte dai partner europei per aggiornare le procedure di gestione dei profughi altrimenti la Grecia sarà tagliata fuori da Schengen. La rivolta  economica e l'emergenza migranti assieme rischiano di mandare in corto circuito il quadro politico e dalla nebbia delle nostre temporanee e intermittenti rimozioni l'opzione grexit torna a turbare la nostra Europa. 
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